La
festa della donna venne istituita il 29 Agosto del 1910 durante i lavori
della Seconda Conferenza delle Donne dell’Internazionale Socialista, che in quell’anno
si riunì a Copenaghen. In siffatta occasione, la leader
socialdemocratica tedesca Clara Zetkin, direttrice del giornale “Gleichheit”
(“Equità”),
propose di istituire la Giornata Internazionale della Donna, e suggerì
che tale ricorrenza venisse osservata l’8 Marzo. Dall’assise danese emerse altresì una
decisa rivendicazione del diritto universale al voto (indipendentemente
dal censo, a differenza di quanto richiedeva il movimento britannico
delle suffragette, capeggiato da Emmeline Pankhurst) e all’indennità durante il periodo
della gestazione anche per le donne non sposate; inoltre si formulò una
netta condanna al lavoro notturno. Sono molteplici le ipotesi avanzate circa i motivi della
scelta dell’8 Marzo come occasione per accampare il diritto delle
donne alla parità di trattamento rispetto agli uomini. È plausibile
che
la decisione sia dovuta al ricordo di uno sciopero proclamato dalle
lavoratrici dell’industria dell’abbigliamento di New York, cui
presero parte trentamila donne (pare che sia stata la più imponente
manifestazione femminile mai organizzata negli Stati Uniti). Nove anni dopo, nel 1857, sempre nella Grande Mela,
centinaia di operaie tessili incrociarono le braccia contro i bassi
salari, il lungo orario di lavoro, il lavoro minorile e le inumane
condizioni di lavoro. Alla
protesta fece seguito una tempestiva repressione e, presumibilmente,
ebbero luogo violenti scontri con la polizia. Successivamente, nel 1859,
le operaie tessili di New York si costituirono in sindacato per tentare
di migliorare la loro situazione. Si giunse così al 1889, quando,
durante il Congresso della Seconda Internazionale tenutosi a Parigi, fu
accolto il principio del diritto delle donne al lavoro e ad una
retribuzione pari a quella degli uomini. L’8 marzo del 1907 i
lavoratori americani allestirono una protesta finalizzata
all’ottenimento della giornata lavorativa di 10 ore. Il medesimo
giorno dell’anno seguente, sfilarono a New York le lavoratrici delle
sartorie, sia per il diritto al voto, sia contro il lavoro minorile.
È
un crescendo sino al 1909: in questa cruciale stagione venne
celebrata negli Stati Uniti la prima Giornata Nazionale delle Donne,
fissata per il 28 Febbraio (fino al 1913, essa fu ricordata nell’ultima
Domenica di questo mese, affinché non si sovrapponesse a un giorno feriale
causando la perdita di ore di lavoro). Sempre nel 1909, le operaie tessili
della fabbrica nuovayorchese Triangle Shirtwaist Company (che
produceva le camicette di moda al tempo, le “shirtwaist”)
cominciarono un nuovo sciopero scegliendo come data d’inizio proprio
l’8 marzo, in ricordo della lotta del 1857. Ebbe inizio il 22 novembre
la cosiddetta “Rivolta delle ventimila” o “Grande Rivolta”. La
protesta, dopo l’ennesimo brutale soffocamento ad opera della polizia
ed una serie di accordi, terminerà il 24 dicembre 1910 con il
“Protocollo di Pace”, in cui verrà riconosciuto il diritto a regole
per l’orario ed il salario. Il 19 marzo del 1911, in memoria della
repressione prussiana dei moti democratici del 1848, un milione di donne
marciò per le strade di Svizzera, Austria, Danimarca e Germania,
chiedendo il diritto al voto, la fine della discriminazione sessuale per
le cariche pubbliche ed il diritto alla formazione professionale. Sei
giorni dopo, il 25 marzo, un incendio agli ultimi piani sempre della
Triangle Shirtwaist Company di New York uccise 146 donne, la maggioranza
giovani, italiane o ebree dell’Europa orientale. I proprietari della
fabbrica, che al momento dell’incendio si trovavano al decimo piano e
che tenevano le operaie chiuse a chiave per paura che rubassero o
facessero troppe pause, pensarono a mettersi frettolosamente in salvo
lasciando morire in preda del fuoco le donne: al processo che seguì la
vicenda, furono naturalmente tutti assolti. Per di più,
dall’assicurazione essi ricevettero 445 dollari per ogni morto, ma se
la cavarono con un risarcimento di 75 dollari ai familiari di ciascuna
vittima. In questo senso l’incendio della Triangle Shirtwaist Company merita di essere ricordato per la
festa della donna, quantunque non ne costituisca l’origine. Il fatto
portò, ad ogni modo, alla riforma della legislazione del lavoro negli
Stati Uniti. Oltre centomila persone presero parte a New York, sulla
celeberrima strada di Broadway, ai funerali delle vittime. Questo episodio perpetuò nel tempo la Giornata istituita un l’anno prima da
Clara Zetkin. Nel 1913, infatti, le donne americane scelsero di far
corrispondere la loro festa nazionale con quella istituita
dall’Internazionale Socialista. In Russia, l’8 marzo del 1917 (23
febbraio per il calendario giuliano – costantiniano), pochi giorni
dopo la rivoluzione socialista e democratica di Febbraio, venne
festeggiata la giornata internazionale del proletariato femminile:
successivamente, il governo del socialdemocratico menscevico Alexandr
Kerenskij, insediatosi a luglio, concederà il voto alle donne, dando
luogo anche ad altre riforme; un breve intermezzo felice per la Russia,
che dopo qualche mese si sarebbe ritrovata sotto la nuova oppressione
totalitarista nata dalla Rivoluzione d’Ottobre.
L’utilizzo
della mimosa quale fiore caratterizzante visibilmente la Giornata è
invece legato strettamente alla tradizione socialista italiana: l’8
Marzo 1946 l’Unione Donne Italiane (U.D.I., che raccoglieva le donne
socialiste e comuniste) la scelse come simbolo perché facilmente
reperibile nel periodo della celebrazione, su suggerimento di Rita
Montagnana, figura di spicco dell’antifascismo italiano e moglie di
Palmiro Togliatti. Da allora la mimosa fu in campo o sullo sfondo dei manifesti
dell’U.D.I., sulle cartoline per le raccolte di firme per la pace, sulle copertine di
“Noi
Donne”
(nella foto in alto, la cover dell’8
Marzo 1950), in mano a Gina Lollobrigida, Anna Magnani, Yves Montand; fu offerta a Maria Callas e a Simone Signoret.
Tale fiore spesso campeggiò anche sulla tomba genovese di Maria Drago,
madre del grande socialista e repubblicano italiano Giuseppe
Mazzini.
Oggi, con la stessa passione di
allora, l’altra metà del cielo socialista deve impegnarsi sempre più per la globalizzazione dei
diritti della donna: il problema della condizione femminile sussiste nel
50% del globo con la stessa drammaticità d’un tempo. Si volga l’attenzione alle umilianti e
disumane situazioni delle donne sfruttate e schiavizzate nelle fabbriche
asiatiche dalle multinazionali occidentali, o all’ancor più
mortificante fenomeno della prostituzione, orrido commercio del corpo
femminile, o ancora alla disparità
nell’accesso all’educazione, che accomuna paesi dell’Africa e del
Medio Oriente all’Afghanistan appena liberato dal retrogrado giogo
islamista. Vogliamo dunque dedicare il nostro 8 Marzo a Safya Hussaini
Tudu, la trentenne nigeriana che rischia la lapidazione per aver avuto
un figlio senza contrarre matrimonio (il piccolo è probabilmente frutto
di uno stupro) e invitiamo tutte le donne socialiste a lottare nella
giornata odierna, tempestando di messaggi aventi per oggetto “We Want Safya Hussaini Tudu Alive” l’e-mail embassy@nigerian.it. L’idea è di evitare
che la festa della donna si riduca in un mero
giorno di memoria, percepito come qualcosa di inattuale; la devastante
realtà del ritorno della poligamia in Sudan e fenomeni consimili, ci
fanno invece rendere conto che se la lotta per la liberazione femminile ha
forse attraversato l’Occidente, molto per il resto del mondo è ancora
da fare. Esortiamo, pertanto, i frequentatori del nostro portale a
visitare il sito della Sezione Femminile dell’Internazionale
Socialista, per trarre maggiori informazioni sui “fronti” odierni. L’indirizzo è http://www.socintwomen.org.uk/.
Confidando in un futuro più “roseo” (in ogni senso!), ci associamo agli auguri indirizzati dal capo della
Chiesa Cattolica, Papa Giovanni Paolo II, a tutte le donne del pianeta.
Buon 8 Marzo e sempre Avanti!
ANTONIO MATASSO per
I SOCIALISTI RIFORMISTI SICILIANI
via XX Settembre n°62 – 90141 Palermo
Telefono: (+39) 380/7173055
Fax: (+39) 02/700425897
Sito web: http://www.psi2000.it/
E-mail: socialisti@blu.it – info@psi2000.it
|